PIZZAUT: UNA PIZZERIA CHE PARLA DI INCLUSIONE

Classi seconde della scuola secondaria di primo grado

PizzAut, per chi ancora non ne avesse mai sentito parlare, non è soltanto una pizzeria: è un luogo in cui si costruiscono opportunità e in cui il lavoro diventa uno strumento concreto di inclusione.
Ma da cosa nasce tutto questo? E perché PizzAut, che all’apparenza potrebbe sembrare una pizzeria come tante, è una realtà così significativa?

La risposta sta nelle persone che ogni giorno lavorano e fanno vivere questo progetto. Noi alunni delle classi seconde dell’I.C. Rita Levi Montalcini di Buccinasco (MI), durante un’uscita didattica, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere da vicino questa esperienza. Ad accoglierci c’era Nico Acampora, fondatore di PizzAut e padre di Leo, un ragazzo autistico. È stato proprio lui a raccontarci come è nato questo progetto: dal desiderio di un padre che non si è arreso di fronte alle difficoltà, ma ha scelto di trasformarle in un’opportunità concreta, immaginando un futuro lavorativo per suo figlio e per molti altri ragazzi con autismo. Quella che nel 2016 veniva da molti considerata un’idea impossibile è oggi una realtà solida e conosciuta. PizzAut è infatti una pizzeria gestita in gran parte da ragazzi autistici che lavorano con impegno e professionalità, svolgendo diversi ruoli: pizzaioli, camerieri, barman. In questo ambiente hanno trovato non solo un lavoro, ma anche uno spazio in cui esprimere le proprie capacità, crescere e sentirsi parte attiva della società. Durante la visita abbiamo compreso quanto l’inclusione sia un valore fondamentale. Lavorare insieme, valorizzando le differenze, permette di costruire una comunità più giusta e consapevole. Come ricorda una celebre frase di Marianne Williamson, “solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno, in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”. Leo, Letizia, Alessandro e tutti gli altri ragazzi che lavorano a PizzAut ci hanno trasmesso molto più di quanto ci aspettassimo. Con semplicità e naturalezza ci hanno fatto riflettere su un tema delicato come l’autismo e ci hanno aiutati a guardarlo con maggiore consapevolezza. Quel pranzo a PizzAut non è stato soltanto un momento conviviale, ma una vera esperienza di crescita. Abbiamo capito che i sogni possono diventare realtà quando vengono sostenuti dalla determinazione, dal lavoro e dalla fiducia nelle possibilità di ogni persona.

I nostri pensieri liberi

…Durante il pranzo abbiamo interagito con il personale, ci siamo scambiati consigli su film, serie TV, hobby in comune ma, soprattutto, da loro abbiamo imparato più di quanto avremmo mai potuto conoscere in altri contesti e siamo giunti alla conclusione che la loro diversità è un “dono immenso” e, i ragazzi stessi, “angeli che scendono in terra per farci capire che la vita è una e va vissuta al massimo nonostante le difficoltà”.

… Abbiamo imparato che l’inclusione è una delle forme d’amore più grandi, che si può essere degli eroi anche senza avere dei super poteri perché “solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo “(M. Williamson).

…Leo, Letizia, Alessandro e tutti gli altri loro colleghi-amici, hanno insegnato tanto a tutti noi presenti, hanno arricchito il nostro bagagliaio emotivo con una dolcezza e una disinvoltura disarmanti, ci hanno aperto a nuovi orizzonti e a nuove consapevolezze su un argomento così delicato come l’autismo, che un alunno della nostra scuola ha definito ”una goccia di viola che completa l’arcobaleno del nostro mondo, rendendolo perfetto e unico” ma anche come ”una scintilla che illumina la lampada del nostro mondo spento e offuscato dagli stereotipi”.

…A me questo posto è piaciuto molto, non solo perché la pizza era buona, ma perché mi piace l’idea, avrei voluto conoscere la storia di altri ragazzi oltre che di Letizia ma magari non volevano o non era il momento, per queste ragioni ritornerei volentieri.

…Nico ha detto una cosa per cui ho pianto, ha spiegato che Letizia, una ragazza che non parlava, dopo aver imparato a prendere le comande lo chiamava “secondo papà” e lui si era scusato più volte con il padre della ragazza, perché pensava fosse scorretto. Però il padre gli ha risposto che era giusto così in quanto lui aveva donato a sua figlia una seconda vita.

…Questo luogo è importante per i ragazzi autistici perché possono sentirsi loro stessi pur avendo difficoltà; molti di loro sarebbero stati destinati a vivere senza lavoro, ma Nico, anche tra difficoltà e critiche, è riuscito a dimostrare che tutti hanno una possibilità. Infatti, anche se queste persone sono “diverse”, possono raggiungere un obiettivo in modo diverso e con i loro tempi. Quel giorno inoltre è successo qualcosa di speciale: ho potuto donar loro qualcosa anch’io, infatti, ho suonato il pianoforte, presente nel locale, mettendo a disposizione il mio talento e creando una situazione di benessere. Per concludere da questo giorno ho imparato che la voglia, la determinazione e la passione vanno oltre le diagnosi.

…Ero un po’ spaventata, avevo paura di fare qualcosa di sbagliato, di inappropriato, di fare un disastro, ma ero allo stesso tempo super emozionata, volevo vedere come era quel mondo a me quasi sconosciuto, avrei voluto capire come si comportano le persone, così da aiutarle e non farle agitare.

…poi siamo usciti dal locale, pronti per tornare, più felici, più completi e con nuove conoscenze.

…i ragazzi sono disponibili, gentili e sempre sorridenti.

…La cosa che mi ha meravigliata è stato vederli portare sei piatti contemporaneamente e, quando hanno faticato a prendere gli appunti per l’ordine, si sono scusati più volte.

… A me questa giornata è piaciuta molto e mi è rimasta impressa; soprattutto mi ha fatto riflettere, spero di aver capito tutto e di poter rivivere questa esperienza.

…Mi sono emozionato e ho capito che non bisogna mai giudicare le persone per le loro difficoltà, ma apprezzarle sempre, capendo quanto anche i piccoli gesti possano fare la differenza. La diversità non deve mai essere un limite, ad ognuno di noi dovrebbero essere date le giuste opportunità per esprimersi al meglio. È stata un’esperienza bellissima e quello che ho imparato lo porterò per sempre nel mio cuore.

…Questo mi ha fatto pensare che ognuno di noi è magico, abbiamo tutti un potere: quello di rendere felici le persone. Perché anche un cenno amichevole, anche un solo sguardo rimane a chi magari è stato escluso: è un gesto che rimane, come una rosea cicatrice non se ne va.

…In questo ristorante si può apprezzare la diversità delle persone autistiche, si possono notare le loro difficoltà ma soprattutto i loro pregi e gli sforzi che hanno fatto per ottenere un lavoro ben pagato che li consideri pari a tutti, come dovrebbe accadere ovunque.

…Riflettendo su questa uscita didattica sono riuscita a comprendere l’importanza di mostrare affetto verso tutte le persone comunque siano, aiutandole ad uscire dal loro mondo e far crollare le barriere protettive che talvolta erigono per proteggersi. Credo che sia possibile per ognuno di noi diventare dei supereroi, donando aiuto a chi più ne ha più bisogno.

…Di questo luogo straordinario mi hanno colpito molte cose: l’ottimismo dei ragazzi e quel loro sorriso giocoso che mostravano orgogliosamente a tutti, la semplicità con cui i ragazzi portavano più piatti di pizza insieme. Mi ha anche colpito la loro attenzione: durante il pranzo mi era caduta una forchetta, provocando un lieve tintinnio quasi impercettibile, un ragazzo invece ha sentito quel lieve rumore e mi ha portato gentilmente una forchetta pulita, mettendomi in condizione di stare bene. Ecco cosa ho percepito e mi è rimasto soprattutto come bagaglio che porterò sempre con me: l’importanza dell’attenzione verso l’altro, verso chiunque non sia me e/o sia diverso da me. Questo ci caratterizza come esseri umani, l’essere sociali, accorgerci dell’altro, dei suoi bisogni e renderlo felice per essere felici. Questo fa di noi dei supereroi.

Grazie

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